{"id":2852,"date":"2025-06-06T14:57:18","date_gmt":"2025-06-06T12:57:18","guid":{"rendered":"https:\/\/almostaging.crowdm.it\/it\/?post_type=iniziative&p=2852"},"modified":"2025-06-06T16:21:35","modified_gmt":"2025-06-06T14:21:35","slug":"acqua-il-nuovo-oro-blu-come-conservarla-e-riutilizzarla","status":"publish","type":"iniziative","link":"https:\/\/almostaging.crowdm.it\/it\/iniziative\/acqua-il-nuovo-oro-blu-come-conservarla-e-riutilizzarla\/","title":{"rendered":"Acqua, il nuovo oro blu: come conservarla e riutilizzarla"},"content":{"rendered":"

Sul pianeta c\u2019\u00e8 una piccola quota di acqua dolce disponibile e la popolazione \u00e8 in crescita, dobbiamo fare tutto il possibile per non sprecarla e imparare a rigenerarla.<\/em><\/p>\n

 <\/p>\n

Parte da questa consapevolezza il racconto di Marco Merola<\/strong>, giornalista scientifico e autore del webdoc Adaptation.it<\/a>, che in questa intervista ci guida attraverso le sfide e le soluzioni legate alla gestione sostenibile dell\u2019acqua. Dalla gestione delle acque reflue al loro riutilizzo in agricoltura, passando per la valorizzazione dei fanghi e il recupero delle acque piovane, Merola racconta un percorso concreto di buone pratiche per affrontare l\u2019emergenza idrica con innovazione e responsabilit\u00e0. In un contesto di crisi climatica e siccit\u00e0 crescente come quello attuale, la sfida \u00e8 chiara: ogni goccia conta.<\/p>\n

 <\/p>\n

L\u2019acqua \u00e8 un bene sempre pi\u00f9 scarso, quanto \u00e8 importante conservarla e non disperderla?<\/strong><\/p>\n

Tutelare la risorsa idrica \u00e8 fondamentale. L\u2019acqua \u00e8 gi\u00e0 oggi un bene prezioso e, in un mondo che secondo le stime sar\u00e0 abitato da 10 miliardi di persone entro il 2050, diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 strategica. Attualmente, il 97% dell\u2019acqua presente sul pianeta \u00e8 salata. Solo il 3% \u00e8 dolce, ma il 99% di questa si trova congelata nei ghiacciai o in falde sotterranee spesso inaccessibili o non adatte all\u2019uso potabile o agricolo.
\nResta dunque a disposizione appena lo 0,3% di acqua superficiale \u2013 quella contenuta in fiumi, laghi e stagni \u2013 che rappresenta la risorsa utilizzata per soddisfare i nostri bisogni quotidiani. Di fronte a questi numeri e a una popolazione globale in continua crescita, \u00e8 evidente che non possiamo permetterci di sprecare neanche una goccia. \u00c8 urgente investire in tutte le soluzioni possibili per conservarla, riutilizzarla e rigenerarla.<\/p>\n

 <\/p>\n

E, in quest\u2019ottica, quale ruolo pu\u00f2 giocare il riutilizzo delle acque reflue? In che modo possiamo riutilizzarle e quali trattamenti sono necessari per garantirne un utilizzo sicuro, che non comprometta la falda acquifera e la salute pubblica?<\/strong><\/p>\n

Oggi le acque reflue vengono impiegate principalmente per la reimmissione in natura. Si tratta di acque \u201csporche\u201d provenienti da scarichi domestici, raccolte attraverso la rete fognaria e sottoposte a diversi trattamenti prima di poter essere restituite all\u2019ambiente. Il loro destino finale sono solitamente i corpi idrici naturali \u2013 fiumi, torrenti \u2013 oppure progetti di rinaturazione, come nel caso delle zone umide.<\/p>\n

Un esempio virtuoso \u00e8 quello dell\u2019oasi WWF alle porte di Bologna, un\u2019area umida rigenerata grazie all\u2019impiego di acque reflue trattate, oggi ricolonizzata da specie animali che erano scomparse, in particolare uccelli acquatici.<\/p>\n

Il processo di depurazione prevede pi\u00f9 fasi. Si parte con una filtrazione iniziale per rimuovere i detriti solidi \u2013 plastica, legno, cotton fioc. Seguono i trattamenti biologici, in cui microorganismi come i batteri decompongono la materia organica. A questi si aggiunge il trattamento anaerobico, basato su altri batteri che operano in assenza di ossigeno e rappresentano il cuore della depurazione.<\/p>\n

La fase successiva \u00e8 una filtrazione terziaria, effettuata con sabbia, tessuti filtranti o membrane, che eliminano le particelle residue. Infine, l\u2019acqua passa attraverso il carbone attivo, che consente di trattenere eventuali sostanze ancora presenti.<\/p>\n

L\u2019acqua che esce da questo percorso \u00e8 depurata e pu\u00f2 essere reimmessa in natura in modo sicuro, ma non \u00e8 potabile.<\/p>\n

 <\/p>\n

Esiste una normativa europea in materia, o ogni paese membro adotta regolamenti propri?<\/strong><\/p>\n

In Italia, il punto di riferimento normativo per il riutilizzo delle acque reflue \u00e8 il Decreto Legislativo 152 del 1999. Questa legge disciplina le tipologie di scarichi, ne definisce le caratteristiche e stabilisce i limiti di concentrazione per le sostanze presenti, sia negli scarichi stessi che nell\u2019acqua una volta trattata. Si tratta di un quadro normativo in costante evoluzione: con il progresso delle tecnologie di monitoraggio, vengono individuate nuove sostanze contaminanti, che rendono necessario un aggiornamento continuo dei parametri di riferimento. Recentemente, i cosiddetti \u201cdetective dell\u2019acqua\u201d \u2013 tecnici specializzati che operano per le grandi utility del ciclo idrico integrato \u2013 hanno individuato nuove sostanze inquinanti mai rilevate prima nelle acque reflue. Tra queste, spiccano gli interferenti endocrini<\/strong>, come il bisfenolo<\/strong>, e soprattutto i PFAS<\/strong>, sostanze chimiche di sintesi altamente tossiche, note per la loro persistenza nell\u2019ambiente e per gli effetti nocivi sulla salute. Sono il \u201clato oscuro\u201d della modernit\u00e0, presenti ovunque: dai rivestimenti antiaderenti delle pentole ai tessuti tecnici.<\/p>\n

Questo scenario in continua evoluzione \u00e8 descritto da molti come un vero e proprio \u201calbum degli orrori\u201d in aggiornamento costante, che impone agli operatori del settore di restare sempre vigili.
\nSul piano normativo, qualcosa si muove anche a livello europeo, in particolare per quanto riguarda il riutilizzo delle acque depurate in agricoltura, una delle soluzioni pi\u00f9 promettenti per affrontare il crescente stress idrico. L\u2019Italia ha gi\u00e0 applicato il Regolamento europeo del 2020 nel 2023, ma \u00e8 in arrivo una nuova Direttiva UE emanata nel 2024, che dovr\u00e0 essere recepita entro il 2027. Il provvedimento non solo aggiorner\u00e0 i limiti esistenti, ma introdurr\u00e0 nuovi parametri, con l\u2019obiettivo di armonizzare e rendere pi\u00f9 chiaro un quadro normativo oggi frammentato.<\/p>\n

La necessit\u00e0 di agire \u00e8 urgente: tra il 2022 e il 2023 la siccit\u00e0 ha colpito duramente il Nord Italia, mentre nel biennio successivo le emergenze idriche si sono concentrate al Sud. In questo contesto, il riutilizzo dei reflui per uso agricolo rappresenta una leva strategica per rispondere alle crisi future con strumenti gi\u00e0 disponibili.<\/p>\n

 <\/p>\n

L’impiego di acque reflue in agricoltura garantisce che le coltivazioni non vengano contaminate? Quali sostanze vengono monitorate nei prodotti agricoli? Le analisi effettuate sono sufficienti a rilevare tutte le possibili sostanze tossiche che potrebbero essere assorbite dalle piante trattate con acque reflue?<\/strong><\/p>\n

Se le acque reflue vengono depurate nel rispetto di tutti i criteri previsti, si pu\u00f2 affermare con ragionevole sicurezza che non contaminano le colture. Su questo fronte, il CREA \u2013 Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l\u2019Analisi dell\u2019Economia Agraria<\/strong> \u2013 \u00e8 particolarmente attivo. L\u2019obiettivo \u00e8 sviluppare una pianificazione mirata del riutilizzo delle acque reflue, calibrando il livello di depurazione in base al tipo di coltura e al contesto territoriale.<\/p>\n

Serve infatti un vero e proprio “matching” tra le caratteristiche chimico-biologiche dell\u2019acqua trattata e le esigenze delle diverse coltivazioni, affinch\u00e9 l\u2019impiego agricolo delle acque reflue sia non solo sicuro, ma anche efficace dal punto di vista agronomico e ambientale.<\/p>\n

Non tutte le acque depurate sono adatte a tutte le coltivazioni: \u00e8 un punto fondamentale che va chiarito. Le acque reflue domestiche, ovvero quelle che escono dalle nostre case, contengono naturalmente elevate concentrazioni di fosforo e azoto, due elementi essenziali per la fertilit\u00e0 dei terreni e lo sviluppo delle piante.<\/p>\n

Questi stessi nutrienti vengono spesso aggiunti artificialmente attraverso concimi chimici, con effetti collaterali dannosi nel lungo periodo, come l\u2019impoverimento dei suoli. Utilizzare invece acque reflue gi\u00e0 ricche di fosforo e azoto rappresenta un’opportunit\u00e0 concreta per un\u2019agricoltura pi\u00f9 sostenibile.
\nSecondo alcuni studi, se ben depurate e correttamente impiegate, le acque reflue potrebbero coprire fino al 70% del fabbisogno idrico dei campi agricoli, offrendo al tempo stesso un apporto naturale di elementi nutritivi.<\/p>\n

Le analisi oggi consentono di rilevare un\u2019ampia gamma di sostanze potenzialmente tossiche, ma il monitoraggio va costantemente aggiornato: la presenza di metalli pesanti, ad esempio, deve essere esclusa per evitare contaminazioni lungo il ciclo di crescita delle piante e nei frutti destinati al consumo umano.<\/p>\n

Un esempio virtuoso \u00e8 il progetto promosso da ENEA<\/strong> in collaborazione con HERA<\/strong>, utility dell\u2019Emilia-Romagna attiva anche in altre regioni italiane, documentato nel webdoc Adaptation. L\u2019iniziativa dimostra come l\u2019utilizzo mirato delle acque reflue possa trasformarsi in una risorsa preziosa per l\u2019agricoltura del futuro.<\/p>\n

Nel depuratore di Cesena \u00e8 stata realizzata una piccola serra sperimentale alimentata con acque reflue depurate: un progetto pilota per la coltivazione di pomodori e peschi. I risultati sono stati sorprendenti. Le piante crescono rigogliose e si \u00e8 registrato un aumento significativo della produzione, grazie all\u2019elevata concentrazione naturale di fosforo e azoto presente nelle acque trattate.<\/p>\n

 <\/p>\n

Secondo un report di Greenreport, in Europa si producono annualmente oltre 10 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione. Questi fanghi possono essere impiegati come fertilizzanti in agricoltura, ma a quali condizioni?<\/strong><\/p>\n

I fanghi di depurazione rappresentano un\u2019importante risorsa da valorizzare, soprattutto in un momento in cui \u00e8 urgente rigenerare i terreni riducendo al minimo l\u2019uso di sostanze chimiche. Si tratta del residuo finale che si raccoglie nei bacini di sedimentazione degli impianti che trattano acque reflue provenienti da insediamenti domestici, industriali o misti.<\/p>\n

Una volta depositati, i fanghi vengono separati dal ciclo dell\u2019acqua e indirizzati verso una linea specifica di trattamento. Se gestiti correttamente, possono avere un ruolo fondamentale in agricoltura. Una delle pratiche pi\u00f9 diffuse \u00e8 lo spandimento controllato sui suoli agricoli, che consente di recuperare il valore fertilizzante del fango grazie alla presenza naturale di sostanze come azoto, fosforo e potassio.<\/p>\n

Con Adaptation<\/em>, abbiamo documentato una buona pratica avviata in Veneto da un\u2019azienda del ciclo idrico integrato: qui i fanghi vengono trattati e destinati ai campi coltivati, riducendo al tempo stesso l\u2019uso di concimi chimici e il volume di rifiuti inviati in discarica. \u00c8 un approccio sostenuto anche da una normativa europea che promuove l\u2019utilizzo agricolo dei fanghi per evitare forme pi\u00f9 impattanti di smaltimento, come la combustione o l\u2019interramento.<\/p>\n

Ma si pu\u00f2 fare ancora di pi\u00f9. In Veneto, ad esempio, si sperimenta la creazione di depositi di fanghi gi\u00e0 depurati, continuamente mescolati da sistemi automatizzati e disidratati in ambienti a temperatura controllata. Questo consente non solo di renderli inerti, ma anche di ridurre il loro peso e volume, abbattendo i costi e le emissioni legate al trasporto. Un modello di economia circolare che dimostra come la gestione dei fanghi possa diventare un\u2019opportunit\u00e0 ambientale ed economica.<\/p>\n

 <\/p>\n

Quali sono i rischi di contaminazione delle piante da metalli pesanti o altri inquinanti presenti nei fanghi?<\/strong><\/p>\n

Nei fanghi si possono trovare inquinanti organici persistenti, interferenti endocrini, metalli pesanti o sostanze farmaceutiche. Molti casi di riutilizzo di fanghi tossici hanno riguardato il Nord Italia, soprattutto la Lombardia. Ci sono piante che tollerano meglio i metalli pesanti, tipo rape e cavoli, ma le altre hanno tutte un destino comune.<\/p>\n

 <\/p>\n

Non ritieni che una gestione pi\u00f9 oculata delle acque meteoriche, attraverso sistemi di ritenzione anzich\u00e9 accelerandone il deflusso verso il mare, potrebbe portare a risultati pi\u00f9 affidabili in termini di riduzione dell’inquinamento potenziale, tutela della salute umana e salvaguardia della biodiversit\u00e0?<\/strong><\/p>\n

Sicuramente s\u00ec. Una gestione pi\u00f9 oculata delle acque meteoriche \u00e8 fondamentale. Oggi, purtroppo, in molte citt\u00e0 italiane le acque piovane confluiscono ancora negli stessi canali di scolo utilizzati per le cosiddette acque nere, ovvero quelle provenienti dagli scarichi urbani. Questo \u00e8 un limite importante. Sono pochissimi, infatti, i luoghi in Italia dove esistono reti di deflusso separate per le acque piovane e le acque reflue.<\/p>\n

Eppure, se riuscissimo ad adattare le citt\u00e0 per raccogliere e contenere l\u2019acqua piovana \u2013 ad esempio attraverso vasche di stoccaggio \u2013 otterremmo un enorme vantaggio. In Italia piove molto: si stima una disponibilit\u00e0 di circa 500 miliardi di metri cubi d\u2019acqua all\u2019anno, eppure ne tratteniamo una percentuale minima. Il problema non \u00e8 tanto far defluire rapidamente l\u2019acqua per evitare allagamenti, quanto trattenerla in modo intelligente.<\/p>\n

Un esempio virtuoso \u00e8 quello di Rimini. Sotto piazzale Kennedy sono state realizzate due vasche sotterranee di grande capacit\u00e0. Quando piove intensamente, queste vasche raccolgono le cosiddette \u201cacque di prima pioggia\u201d, evitando che la citt\u00e0 si allaghi. Da l\u00ec, le acque vengono inviate al depuratore. Anche il tema dello scarico a mare \u00e8 stato affrontato: prima, l\u2019acqua piovana in eccesso finiva direttamente in spiaggia; oggi solo l\u2019acqua che le vasche non riescono a trattenere viene espulsa in mare, mentre il resto \u00e8 reimmesso nel ciclo. \u00c8 un cambiamento importante.
\nPer quanto riguarda la biodiversit\u00e0, non ci sono veri rischi legati all\u2019acqua piovana in s\u00e9. Questa, infatti, trasporta principalmente pollini, particolato atmosferico e, raramente, agenti patogeni. Il vero pericolo per gli ecosistemi \u00e8 rappresentato dall\u2019inquinamento dei fiumi e dei corsi d\u2019acqua, causato da sostanze nuove e tossiche rilevate nei monitoraggi ambientali.<\/p>\n

Alcuni segnali di adattamento arrivano dalla natura stessa: macroinvertebrati come larve di insetto stanno modificando la propria fisiologia per sopravvivere in ambienti alterati. Ma dobbiamo fare di tutto per non superare il cosiddetto tipping point<\/em>, il punto di non ritorno, oltre il quale la natura non sar\u00e0 pi\u00f9 in grado di reagire. E se arrivassimo a quel limite, vorrebbe dire che abbiamo chiesto troppo a un sistema gi\u00e0 sotto stress.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":2854,"parent":0,"menu_order":0,"template":"","tipo-contenuto":[24],"ambiti":[],"class_list":["post-2852","iniziative","type-iniziative","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","tipo-contenuto-eventi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/almostaging.crowdm.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/iniziative\/2852","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/almostaging.crowdm.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/iniziative"}],"about":[{"href":"https:\/\/almostaging.crowdm.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/iniziative"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/almostaging.crowdm.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2854"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/almostaging.crowdm.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2852"}],"wp:term":[{"taxonomy":"tipo-contenuto","embeddable":true,"href":"https:\/\/almostaging.crowdm.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tipo-contenuto?post=2852"},{"taxonomy":"ambiti","embeddable":true,"href":"https:\/\/almostaging.crowdm.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/ambiti?post=2852"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}